ARTICOLO DI P. ALFONSO - Missio Immaculatae International Onlus

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ARTICOLO DI P. ALFONSO

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ULCERA DEL BURULI
Comlan, un bambino africano di sette anni, sta subendo da circa due ore un intervento chirurgico nell’ospedale di Allada, nella Repubblica del Benin.
L’abile e paziente medico gli sta asportando un’estesa quantità di tessuto adiposo e muscolare della gamba, contaminata dall’Ulcera del Buruli. Al risveglio Comlan sarà fuori pericolo, ma forse non potrà più giocare a calcio con i suoi coetanei.
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E’ in questo ospedale, specializzato nella diagnosi e nel trattamento dell’Ulcera del Buruli, situato ad alcune centinaia di metri dal Centre Marial, che intervengono regolarmente le nostre suore e i nostri frati per l’amministrazione dei sacramenti, una parola di conforto, un sorriso, qualche aiuto materiale, una speranza.
L’ulcera del Buruli, una malattia tropicale che colpisce principalmente i bambini, preoccupa sempre più l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha ritenuto necessario creare, sin dal 1998, un progetto di lotta a grande scala. Il Benin fa parte dei Paesi nel mondo più colpiti dall’endemia e grazie al concorso dell’Associazione Raul Follerau, dispone ad Allada, nel dipartimento dell’Atlantique, di una nuova struttura sanitaria consacrata alla cura di questo male.
La patologia si manifesta clinicamente come un nodulo sulla cute che si sviluppa progressivamente diventando placca e poi ulcera, fino a raggiungere le ossa. La cura, affidata finora alla terapia farmacologica, ha dato risultati poco incoraggianti.
I pazienti trascuravano la malattia nelle sue fasi iniziali, benché le sole ancora adatte a un trattamento di questo tipo. Il motivo: l’elevato costo della terapia, anche se la crescente sensibilizzazione internazionale sul triste fenomeno ha spinto Governi ed organizzazioni umanitarie, al finanziamento quasi totale di una cura che costerebbe 700 € e che chiederebbe al malato una partecipazione di soli 25 € , una cifra comunque elevata per chi lotta per la sopravvivenza quotidiana, prima della stessa malattia.
Il trascurare la malattia con il suo aggravarsi riserva dunque all’intervento chirurgico la scelta finale ed efficace, ma purtroppo in un’alta percentuale è gravato da comprensibili esiti invalidanti. Quando la chirurgia interessa soprattutto gli arti, inoltre, occorrerebbe un periodo post-operatorio più o meno lungo per la rieducazione e riabilitazione delle parti lesionate, ma i pazienti non ne capiscono ancora l’importanza e preferiscono tornare a casa al più presto con una chirurgia riuscita, ma che trascinerà con sé fattori di handicap. Occorre aggiungere, infine, secondo le dichiarazioni degli specialisti beninesi che si occupano del Progetto Nazionale di Lotta contro l’Ulcera del Buruli, che le scarse conoscenze sul fattore contaminante della malattia e il contesto culturale rurale, dove la malattia soprattutto si sviluppa, spingono i pazienti ad attribuire l’origine del male alla “stregoneria” e fare ricorso ai guaritori tradizionali, assolutamente inefficaci per arginare questo tipo di male.
In mezzo a tutte queste ombre, una piccola fiamma si è accesa proprio dal Bénin, una fiamma destinata a diventare grande luce per i malati del mondo intero.
La salvezza sta per venire dalla terapia iperbarica che, determinando l’iperossigenazione dei tessuti, ha come effetto, sia la morte del bacillo contaminante anaerobico, che una cicatrizzazione più rapida della piaga.
Il dr. Franco Poggio, un medico coraggioso e pieno di fede, sotto il patrocinio dell’OMS, ha creato una joint venture tra un’associazione umanitaria, l’Università di Novara per lo studio delle non ben chiarite modalità di trasmissione della malattia e la Marina Militare Italiana per un progetto inteso a trattare i pazienti affetti da questa grave malattia grazie all’ossigenoterapia iperbarica.
Una camera di decompressione, alla quale si aggiungerà una seconda, è stata infatti installata ad Allada in Benin, presso il Centro per la diagnosi e il trattamento dell’Ulcera del Buruli. Si tratta del primo ed unico dispositivo di questo genere per tutta l’Africa.
La Marina Militare, specialista della terapia iperbarica usata soprattutto per i sommozzatori a rischio di embolia, si è anche impegnata all’accoglienza di medici beninesi alla base del Comsubin di La Spezia, nonché all’invio di suoi ufficiali medici in Africa per rafforzare questa collaborazione.
La presenza radicata sul territorio, ad Allada, della missione dei Francescani dell’Immacolata, ha creato le condizioni ottimali per il successo di questo progetto. La missione ha offerto al team scientifico, oltre che il supporto logistico, la possibilità di pubblicizzare l’iniziativa con numerose trasmissioni radiofoniche a carattere sanitario, attraverso il network cattolico Radio Immaculée Conception, da sempre impegnato nell’evangelizzazione, nell’educazione dei giovani e nella prevenzione sanitaria. La cura e la prevenzione dall’Ulcera del Buruli, come di molte altre malattie, è infatti anche un problema culturale.
Per la prima volta in Benin, inoltre, è stato installato ad Allada un dispositivo di telemedicina che permetterà d’inviare attraverso la rete web i vetrini dei tessuti dei pazienti ai centri istopatologici d’Italia e d’Europa per lo studio di una terapia personalizzata e quindi più efficace. Anche in questo ambito è in fase di avanzato studio l’eventualità di ricorre a un sistema di trasferimento dati via satellite usufruendo dell’avanzato sistema satellitare dell’emittente religiosa dei frati Francescani dell'Immacolata.
Il Governo del Benin ha manifestato anche in maniera formale il vivo apprezzamento per l’iniziativa, ma la gratificazione più grande rimane e rimarranno i risultati conseguiti in termini di guarigioni e forse anche conversioni da parte di persone che per la prima volta, attraverso la malattia e coloro che li assistono, scoprono il vero valore della carità cristiana.
Molto spesso basta il coraggio e l’intraprendenza di pochi, animati da una grande fede e da una grande carità, a scuotere Governi ed istituzioni internazionali al fine di ridonare all’uomo malato una speranza e soprattutto il volto di Cristo, crocifisso e risorto! Ora il desiderio di proseguire.

art. di P. Alfonso M. Bruno (missionario in Benin)

 
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