BRASILE TESTIMONIAL - Missio Immaculatae International Onlus

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Il mio viaggio in Brasile: un sogno realizzato  di Maria Teresa Brancato

Era già da qualche anno che sentivo parlare del desiderio di Padre Stefano M. Manelli, Fondatore dei Francescani dell'Immacolata, che curano Il Settimanale di Padre Pio, di costruire nella sua Missione in Brasile una Casa per le bambine abbandonate e, a questa notizia, io ho provato una grande gioia, perché conoscevo, anche attraverso programmi televisivi, l'esistenza in Brasile di bambini che vivono fin da piccolissimi la loro vita sulla strada e nella strada, con tutto quello che ne consegue.
Salvare almeno qualcuno di questi innocenti è un'azione nobilissima, una missione che non ha eguali perché si tratta di dar loro una possibilità di riscatto per il domani! Ma nulla si fa a parole, servono i fatti. La tenacia di Padre Manelli è riuscita a smuovere la solidarietà di molti, compresa la mia, per cui, una volta tanto, non ho dato la priorità ai bisogni della mia famiglia, ma ho dato quello che mi è stato chiesto, subito, spontaneamente, senza tentennamenti; e così pure hanno fatto le mie sorelle. Desideravo, però, in cuor mio, andare a visitare questa Casa, che è stata costruita anche con la mia offerta, e poter così vedere le bambine.
Il 15 maggio 2006 il sogno si è avverato. Pensavo che sarebbe rimasto un desiderio irrealizzabile per tanti motivi e difficoltà, che invece si sono risolte naturalmente. La gioia più grande, però, è stata quella di avere come compagni di viaggio, oltre alle mie sorelle, anche Padre Stefano Manelli e il Cofondatore dei Francescani dell'Immacolata, Padre Gabriele M. Pellettieri.
Noi donne eravamo tutte elettrizzate all'idea di andare in Brasile a vedere qualcosa che era stato realizzato anche con le nostre offerte, ma che, specialmente, sarebbe servita a fare del bene, per cui la nostra felicità era profonda e vera. Il viaggio è stato lungo e faticoso, ma il pensiero di quello che ci aspettava ha fatto passare in secondo piano i disagi. Finalmente, dopo quasi diciotto ore di viaggio, siamo arrivati a Goiania, dove ci attendevano i frati e le suore Francescani dell'Immacolata, missionari in Brasile, che erano venuti a prenderci; la loro accoglienza è stata di un'affettuosità indescrivibile.
Siamo saliti subito sulle macchine per fare l'ultima tappa e giungere a destinazione. Padre Claro, giovane e ardente sacerdote brasiliano, ci ha fatto da cicerone, spiegandoci un po' in breve la situazione del Brasile ed illustrandoci, lungo il viaggio, i piccoli centri che attraversavamo. Ci ha detto anche che la loro missione sorgeva in un luogo circondato da monasteri, chiese e seminari. Noi veramente non ci aspettavamo che la Missione dei Francescani dell'Immacolata sorgesse in un posto così ricco di vegetazione e pieno di pace. Ma quello che ci ha subito colpito è stata la vista della Casa della Carità San Pio con il suo elegante e grande porticato ornato di colonne. L'architettura, che si presenta ariosa e funzionale, sorge in mezzo a prati verdi, con alberi e fiori.
Ci sono venute incontro due deliziose bambine vestite di celeste, M. Vittoria e Debora, di cinque e sei anni, con in mano un mazzolino di fiori che hanno offerto ai Padri Fondatori; poi, anche se intimidite, hanno recitato una poesia di benvenuto. Io mi sentivo anche soddisfatta al pensiero di aver contribuito ad assicurare un futuro migliore a queste bambine che adesso potranno vivere in un clima sereno e gioioso, ricevendo specialmente un'educazione cristiana che farà dimenticare loro le violenze subite.
Dopo esserci rifocillate, grazie alla generosa ospitalità e carità delle suore, nel pomeriggio Padre Manelli ha celebrato la Santa Messa nella Cappella della Casa della Carità.
I dieci giorni trascorsi nella Missione, dal 15 al 24 maggio, sono volati. La sera del nostro arrivo ci sono stati i primi festeggiamenti e finalmente abbiamo conosciuto tutte le altre bambine ospiti della Casa, che all'ora del nostro arrivo si trovavano a scuola. Il mio cuore materno ha provato dolore e gioia insieme alla vista di queste bimbe così belle, così affettuose, che subito hanno esternato la loro felicità nel vederci: ci baciavano, ci abbracciavano, sembrava ci conoscessero da sempre.
Una di queste bambine, di nome Fatima, aveva bisogno di fare un intervento chirurgico all'occhio, che costava tremila euro. Padre Stefano ha chiesto se volevamo collaborare e noi abbiamo risposto raccogliendo la somma necessaria.
Dopo la cena c'è stata la distribuzione dei bambolotti che avevamo portato per loro dall'Italia. È avvenuto tutto con ordine e in modo piacevole: prima abbiamo chiamato a scegliere le bimbe più piccole già emozionantissime, che, di fronte ai bellissimi bambolotti italiani che sembravano vivi, sono rimaste senza parole. È stato un divertimento per tutti, anche per i Padri Fondatori. Poi le bambine, guidate da una delle suore della Casa della Carità, hanno eseguito una quadriglia e, infine, sono venute ad invitare anche noi a ballare con loro, e la serata è terminata lietamente tra canti balli e risate.
È veramente una soddisfazione per chi fa la carità vedere gli straordinari risultati che si ottengono. Il giorno 18 maggio 2006 è avvenuta la cerimonia del Battesimo per cinque delle bambine non ancora battezzate e precisamente: Maria Vittoria, Debora, Daniela, Carla e Milena, tutte veramente composte nel loro bellissimo abito bianco. Hanno ricevuto il Battesimo da Padre Manelli ed io e mia sorella abbiamo fatto da madrine alla bimba più piccola, Maria Vittoria, e a Daniela. Inutile dire con quanto piacere abbiamo accolto questo invito. Mi sentivo ritornata giovane, anche se ero consapevole dell'importanza dell'impegno preso. Per l'occasione, con i rimanenti giocattoli che avevamo portato, abbiamo organizzato delle lotterie e le bambine non stavano più nella pelle perché ad ognuna sono toccati 3 doni.
Un altro giorno con alcune suore abbiamo visitato il lebbrosario e alcune favelas da cui provengono quasi tutte le bimbe della Casa della Carità. La superiora delle suore ha spiegato che il disagio sociale è enorme. Sono luoghi noti per lo spaccio di stupefacenti, per lo sfruttamento della prostituzione e per i reati contro il patrimonio. Inoltre, vivono in situazioni abitative fatiscenti e in una solitudine affettiva devastante. A questo punto mi sono resa conto che di fronte a tanto dolore, a tanta miseria materiale e spirituale, se non si segue l'esempio delle suore che visitano e aiutano tanti infelici, sarà molto difficile andare in Paradiso, perché al loro confronto io ho tutto e loro niente, e in Paradiso "Non si va in carrozza", come mi disse una volta Padre Pio, di cui sono stata figlia spirituale. Ho capito che i Francescani dell'Immacolata leggono con gli occhi della speranza la storia degli innumerevoli poveri che, oggi come ieri, popolano le strade del mondo, condividendo con loro un tratto del cammino, perché nessuna sofferenza è irrimediabile per loro con l'aiuto di Dio.
Il giorno 20 maggio 2006 abbiamo avuto la visita del vescovo, sua Eccellenza Don Manuel Pestana Filho, che ha donato in uso il terreno dove è sorta la Casa della Carità San Pio. Ha celebrato la Santa Messa nella chiesa dei frati; alla predica in portoghese abbiamo solo capito che ringraziava Padre Stefano per la sua missione così fiorente, augurandogli di andare sempre avanti.
Si è arrivati intanto al 24 maggio 2006, giorno della partenza, e a noi dispiaceva andar via e lasciare le bambine.
Per concludere posso dire che la realizzazione della Casa della Carità San Pio da Pietrelcina io l'ho guardata con gli occhi del cuore; è stata un po' il cortile dei sogni, un miracolo, il miracolo dell'amore. Ognuno di noi - ha detto Padre Stefano - è uno strumento nelle mani dell'Immacolata e, confidando in Lei, si può testimoniare al prossimo che insieme, con il "poco" che siamo, si può fare molto. Il bene attuato si chiama "amore" e l'amore donato ci viene ridato indietro moltiplicato centinaia di volte.



 
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